Don Giovanni Soldera

Nato a Nervesa della Battaglia il 27 febbraio 1931 fa il suo ingresso a Pero come parroco il 12 ottobre 1975 e vi rimane fino al 9 settembre 1990.

Il 16 settembre 1990 è accolto dalla parrocchia di San Michele di Piave e vi rimane come parroco fino alla sua morte avvenuta il 14 maggio 1991.

Fin dall’inizio, in coerenza con gli insegnamenti del concilio Vaticano II, promuove la partecipazione attiva dei cristiani laici alla vita della chiesa nelle sue diverse articolazioni.

Attento alla storia e alle tradizioni della Parrocchia di Pero, ne approfondisce i contenuti e ricerca nelle radici della sua comunità la forza per confermarla nella fede e per ricercare sempre nuove vie per aprirla a tutti.

La sua attenzione non si limita alla comunità cristiana ma si apre anche a chi cristiano praticante con è: il dialogo è aperto con tutte le persone di buona volontà su tutti i temi.

Nascono così diverse iniziative, tra le quali:

  • le giornate vocazionali con la presenza dei sacerdoti e religiosi e religiose originari di Pero;

  • la giornata dell’anziano

  • i pellegrinaggi nei luoghi della fede: fra tutti ricordiamo Bobbio l’abbazia che conserva i resti di San Colombano al quale è intitolata la chiesa di Pero

  • la promozione del canto “partecipato”

  • la “democratizzazione” e la modernizzazione della scuola materna parrocchiale come centro di istruzione per i più piccoli coinvolgendo, oltre alle insegnanti, anche genitori e comunità parrocchiale sul progetto educativo e formativo

  • i campeggi estivi per ragazzi per dare un’opportunità di crescita e di divertimento a ragazzi e giovani, a contatto con la natura

  • iniziative ricreative aperte a tutto il paese

  • costituzione del circolo ANSPI

  • realizzazione di un piccolo impianto sportivo polivalente per favorire l’aggregazione sportiva

La passione per l’insegnamento lo porta ad insegnare religione nella scuola media di Breda, facendosi apprezzare dagli studenti e stimare dai suoi colleghi insegnanti.

Il gusto per l’arte lo induce ad un sistematico e accurato studio e restauro delle opere pittoriche e all’arredo sacro della chiesa di Pero.

Ma la cosa che più caratterizza la personalità di don Giovanni è la sua vocazione di sacerdote e di parroco.

Così lo descrive mons. Giuseppe Rizzo, oggi vicario del Vescovo, in occasione del primo anniversario della morte:

“Io lo ricordo in benedizione proprio per la sua profonda semplicità, lo ricordo perché mi pare una di quelle grandi figure di preti – credo che diventerebbe rosso e si arrabbierebbe se fosse qui, ci sente, sta con noi, ma adesso capisce e sorride anche un po’ della retorica delle nostre parole – ma è stato un grande prete; un grande prete perché la grandezza sta nelle piccole cose.... Don Giovanni è un prete grande perché ha messo tutto se stesso in ogni piccola cosa e lì ha incontrato l’Angelo di Dio: quindi ha mantenuto la fede in questa comunità, l’ha accresciuta con il senso della carità, con l’attenzione verso tutti”.

La Parrocchia di San Michele non ha potuto contare su una sua lunga permanenza, ma nei pochi mesi che è stato parroco, i fedeli avevano cominciato a conoscerlo, ad apprezzare le sue qualità di uomo e di sacerdote, ad amarlo.

“Dirò poche parole – così nella sua omelia di ingresso a San Michele – ma ascolterò molto” e ancora “Io sono convinto che voi fedeli di S. Michele mi capirete e mi aiuterete ad entrare nella complessa realtà di questa parrocchia, perché io possa dedicarle tutte le mie energie, tutto il mio bagaglio di esperienze che ho acquisito in questi 30 anni di sacerdozio. Vengo qui sì con questo bagaglio, ma con qualche anno in più e qualche acciacco in più Accettatemi come sono”.

Dopo 8 mesi di ministero a San Michele sarebbe passato alla casa del Padre.